LETTERE DAL MONDO

 

KENYA

Nairobi, agosto 2003

Carissimi tutti di Talità Kum,
mi è arrivato il giornale TALITA' KUM e dovevo proprio mandarvi il mio sentito Grazie per la bellezza della Rivista, provo nei vostri confronti un sentimento grande e profondo di gratitudine e riconoscenza… e penserò il modo per essere più concreta in modo che non restino solo parole semplici, anche se pure esse sono il simbolo di un amore che va al di là.

Missione è ascolto dell'altro
Il cammino della MISSIONE è sempre molto entusiasmante, anche se ci si trova di fronte a sfide e stanchezze ma, per chi crede, la vita e la speranza devono avere il sopravvento e quindi non ci si può permettere di lasciarci vincere dalle paure e dall'impotenza che inevitabilmente si provano. Mi sto accorgendo che andando e percorrendo stradicciole che sembrano non "percorribili" in questa terra d'Africa… si viene in Missione per essere tra la gente e la cosa più bella è stare con e tra loro condividendo e soprattutto ascoltando con cuore e passione. L'ascolto, infatti, è un'attitudine del cuore e non ci sono corsi che la insegnino quando invece molti sono i corsi che insegnano a comunicare o a relazionarsi. Ascoltare l'altro è difficile! Ma è solo imparando ad ascoltare che si rispetta la diversità dell'altro, la sua crescita e il misterioso cammino che Dio stesso compie in ciascuno.

Il malato di A.I.D.S.
Era una sera d'incanto, in questo piccolo lembo di terra africana-Kenyana, il sole stava già scomparendo nel breve tramonto di questo cielo che non conosce il crepuscolo e illuminava con i suoi raggi gli alti alberi di Eucaliptus che circondano la missione, facendo capolino tra i rami. Un uomo, esile, mingherlino, con occhi grandi e lucidi, stava seduto sul muricciolo vicino al cancello. Chiede di dire due parole ad una Sister: "Sorella - dice - sono un malato di A.I.D.S., come vedi ho già tutte le piaghe che sanguinano… ho 35 anni, mia moglie è morta anni fa, ho 4 figli tutti positivi di HIV ed essi vivono a Kitale con la nonna. Io sono dovuto venire qui a Nairobi per essere più vicino all'ospedale Kenyatta e sono stato ospitato da amici nello Slum di Karinde qui vicino a Karen. Oggi l'ospedale mi ha mandato via dicendo che non c'è più nulla da fare e che stia pure a casa a morire. Ho dovuto dirlo agli amici che mi ospitano, i quali mi hanno detto che a questo punto è meglio che vada con i miei figli a Kitale, anche perché se muoio qui, diventa troppo costoso trasportare il mio corpo a Kitale dove c'è la mia terra e dove è già sepolta mia moglie. Sorella, le chiedo solo il favore di un bicchiere d'acqua e un po' di soldi per il biglietto della corriera, partirò questa sera stessa da Karen alle ore 20 e arriverò a Kitale domani mattina verso le 6… andrò a morire a Kitale…".
Povero uomo! Chi non avrebbe avuto compassione? Già le lacrime mi scendevano silenziose e senza che lo volessi, osservo le mie mani se avessero qualche, anche se pur piccola ferita, per poi mettergliele sulla spalla e di cuore dirgli: Non aver paura fratello! Mi stavo rendendo conto che una tale sofferenza esige solo rispetto, una presenza silenziosa, un gesto di appoggio e accoglienza di questo vissuto… così commovente.
"Sono cristiano - continua l'uomo - pensi che andrò in Paradiso?". "Non averne neanche il dubbio"
- risposi con un nodo che mi stringeva la gola. "Quando sarò là, pregherò per te, Sister!"

Il compito del missionario
Si rimane ammutoliti di fronte a tali esperienze che ti incidono profondamente il cuore e che fanno meditare seriamente. Chi accoglie il Signore sono proprio questi umili e crocifissi della storia e che accettano il Suo intervento nella loro vita. Sono proprio questi coloro che per misericordia divina possono chiamare Dio "Padre" e ti insegnano a chiamare Dio con il dolce nome di "Abba'-Padre".
Carissimi, vi assicuro che è più quello che si riceve dalla Missione che non quello che si dà, si apprendono valori essenziali della vita e se si ascolta umilmente storia e messaggi di chi ti racconta, molte sono le verità che si imparano gratuitamente e si comprende più che mai che il compito di ogni missionario è di rendersi compagno/a nel cammino, conforto nell'attesa e portatore di speranza, di gioia e di risurrezione nel dolore di molti fratelli e sorelle.

Suor Adriana Prevedello
Franciscan E. Sisters
P.O. Box 24183
KAREN - NAIROBI
KENYA



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