CENTRAFRICA




Bangassou, 12 Maggio 2002

Carissimi Amici,
è con grande gioia che scrivo a ciascuno di voi che condividete questo pezzo della mia storia vissuto tra il popolo centrafricano.
Il mio lavoro tra i lebbrosi e i malati del dispensario procede bene anche se i malati sono sempre più numerosi e questo ci porta ad avere un ritmo di lavoro sempre più sostenuto. Quello che fino a 7-8 mesi fa era solo un sogno, cioè tentare una risposta al flagello dell’AIDS, pian piano sta prendendo corpo e varie cose che avevamo programmato stanno diventando operative. Per la sensibilizzazione nei quartieri, nelle scuole, nelle chiese e ovunque è possibile entrare, l’èquipe di formatori è già all’opera. Si stima che la percentuale dei sieropositivi è tra il 14% e il 20% e la fascia della popolazione più colpita è quella che va dai 12 ai 24 anni.
Soprattutto per i giovani prevediamo tre incontri: uno sulla vita relazionale, l’amicizia tra i due sessi e la consapevolezza del proprio corpo come dono di Dio. Il secondo incontro è più specifico e riguarda il virus HIV: come si trasmette e come proteggersi. Il terzo incontro mira all’importanza della diagnosi precoce e di conseguenza come restare sieronegativi o come vivere bene e a lungo pur essendo infetti dall’HIV; tutto questo con l’intento di portare la gente a vivere una sessualità responsabile. I tabù sono tanti e questa malattia fa tanta paura da portare la gente al rifiuto. La maggior parte della popolazione crede più al “Malocchio” che al Virus!

La psicoterapia di gruppo Personalmente sto aiutando diversa gente a rompere il muro del silenzio e della vergogna che riveste questa malattia. Dico questo sulla base di una piccola esperienza che sto facendo: di là dalle mie attese, ho trovato il parere favorevole dei sieropositivi che sto seguendo e così adesso ci si ritrova tutti insieme una volta la settimana. In Italia la chiamerebbero psicoterapia di gruppo… qui la cosa è molto più semplice ma credo che l’obiettivo sia ugualmente quello di dire loro che non sono soli e che è loro offerta la possibilità di condividere con altri ciò che vivono. Il problema più grosso che incontrano è procurarsi il cibo ogni giorno, visto che sono già sintomatici, per cui stiamo cercando di mettere su delle piccole forme di commercio a misura della loro forza.
Con i malati di Aids il discorso è diverso e con loro, soprattutto con quelli che sono in una fase avanzata, ho iniziato le cure a domicilio. La situazione in cui si trovano è quasi sempre drammatica; le famiglie non arrivano quasi più ad occuparsene e spesso li lasciano morire. Sentiamo così l’importanza di ridare dignità anche a questa fase della vita e di alleviare il più possibile la sofferenza… sarà grazie ad una terapia farmacologia o grazie ad un volto amico che si fa vicino…

La costruzione di un centro E’ in questo senso che desideriamo costruire un centro dove poter accogliere questi malati.
I lavori cominceranno verso novembre 2002 e così inizieranno a mettere dei mattoni di speranza e di vita, mentre spesso tutto il resto dice morte e desolazione. E’ un’esperienza unica, forte, ricca nelle relazioni. E’ vero che sono costantemente a contatto con situazioni di sofferenza forti, dove la morte è sempre in agguato ma è l’esperienza di vita più bella che sto facendo. Vivere con i malati di AIDS, lottare con loro, accompagnarli alla morte è un mistero troppo grande che non riesco a tradurre in parole. Mi sento coinvolta da ogni persona con la sua storia, la sua situazione, le sue paure, la sua voglia di restare in vita…
Che il buon Dio mi doni la sua capacità di consolare, di farmi compagna di viaggio per imparare con loro a scoprire sempre più il Suo volto. Ringrazio ognuno di voi per quanto ha fatto fino ad ora, per l’affetto con cui seguite i miei passi e per la preghiera con la quale mi sostenete. Come vi ho fatto presente altre volte, mi sento molto piccola di fronte a tutto questo ma chissà per quale ragione Dio ha condiviso con me il suo sogno ed io sto cercando di farlo mio con il coraggio, la gioia e la passione che Lui stesso mi dona. L’Aids adesso non è solo un flagello da combattere ma per me ha il volto di tante persone con un nome preciso ed è insieme al loro che vi abbraccio e che vi invito a cercare con noi nuove piste di vita e di speranza.

Suor Daniela


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Sempre specificando : offerta per Suor Daniela Di Venosa Rep. Centrafricana Progetto AIDS




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