SOCIETA’ E CULTURA

LA DIMENSIONE UMANA DELL’EMPATIA

di Mariangela Cutrone *


Se vuoi conoscere te stesso,

osserva quel che fanno gli altri;

se vuoi capire gli altri,

guarda in fondo al tuo cuore”

(Max Scheler)


L’empatia è un’esperienza che riguarda la nostra quotidianità. È un meccanismo che si attiva in noi senza accorgercene. La qualità empatica di un uomo o di una donna implica una certa capacità di immedesimazione con i pensieri e i sentimenti di un’altra che riesce a comprendere intuitivamente grazie ad un’emozione “calda”, suscitata spesso dal solo impatto con lei. Percepiamo allora i sentimenti dell’altro, come se fossero i nostri sentimenti. “Entriamo nella pelle” del nostro interlocutore e vediamo, sentiamo, ragioniamo come se fossimo l’altra persona.

Diventiamo consci di questo meccanismo quando si chiede esplicitamente di attivarlo nei nostri confronti, quando si chiede all’Altro di provare le emozioni e i sentimenti che stiamo sperimentando sulla nostra pelle. L’empatia è essenziale per ogni forma di comunicazione e d’incontro. Nasce, infatti, all’interno dell’incontro con l’Altro e può attivarsi in diverse modalità e con intensità diversa.

Il pedagogista Antonio Bellingreri distingue un’”empatia fisica” da una” empatia intellettuale”. La prima è quella che caratterizza la vita quotidiana in cui attraverso i movimenti corporei, di postura, l’espressione del viso, riusciamo a comprendere i sentimenti e lo stato d’animo del nostro interlocutore. “L’empatia intellettuale”, invece, si instaura tra due persone che hanno un rapporto molto stretto colorito da un dialogo autentico e dallo scambio di emozioni intense e dalla condivisione di esperienze di vita significative. Affinché si realizzi l’esperienza empatica, nel soggetto empatico ci deve essere una certa virtù, una capacità, altamente elastica ed allenata, di comprensione dell’Altro. Il soggetto deve andare oltre il visibile, oltre i pregiudizi, i cliché che spesso limitano i rapporti umani rendendoli sterili e privi di autenticità.

Uno degli interrogativi che ci viene spontaneo a questo punto è: “empatici si nasce o si diventa?”. La natura dell’empatia secondo il pedagogista Bellingreri è paradossale. L’esperienza empatica può essere analizzata sotto due prospettive. Da una parte l’empatia sembra una sorta di “capacità innata” come se la si abbia in dotazione, in eredità. Sembra un “dono offerto dalla natura” per la sopravvivenza della nostra specie. Empatici lo si può anche diventare esprimendo al meglio la dote che riceviamo dalla nascita. Lo si diventa grazie alle esperienze che durante la vita facciamo, le relazioni che intratteniamo con gli altri.

L’esperienza empatica ha diverse sfaccettature; non è assolutamente statica. Attraverso l’empatia un soggetto può aiutare l’Altro ma può anche ferirlo. Esiste sia un’empatia “solare” caratterizzata dall’ascolto e la comprensione autentici, e un’empatia “oscura” fatta di atti intenzionali e manipolativi capace di orientare e manovrare il comportamento dell’Altro per fini puramente personali ed egoistici. L’esperienza empatica si attiva per mezzo di una Compartecipazione Emotiva che permette a due persone di sintonizzarsi l’uno con l’Altro nel mondo quotidiano. Innanzitutto dobbiamo puntualizzare il fatto che l’empatia ha a che fare con atti non razionali ma puramente emotivi. È impossibile attivarla dove non c’è di fondo un’affettività condivisa. Il psicoanalista Fromm nel suo celebre saggio “L’arte di amare” paragona l’amore all’empatia. L’amore di cui si parla non è l’amore sessuale ma quello platonico. È quel tipo di amore vissuto come un bisogno vitale senza il quale la specie umana andrebbe dispersa. Per Fromm i termini “amore” ed “empatia” sono interscambiabili. Fromm scrive così: “All’amore è congiunta (…) la più alta conoscenza dell’universo singolare”1.

L’amore come l’empatia è visto come il mezzo concesso all’uomo per esplorare l’universo dell’Altro. Quando i due mondi, quello mio e quello dell’Altro che mi sta di fronte, e che si mostra in tutta la sua essenza, si incontrano, nasce “un mondo nuovo”. È un po’ come il mondo che i due innamorati costruiscono insieme e che alimentano grazie all’affetto, il dialogo, la comprensione, la cura che uno ha nei confronti dell’Altro e viceversa. Due esseri che empatizzano si scrutano nel profondo, si cibano di emozioni vitali ed intense, di esperienze che lasciano il segno nella loro coscienza. Grazie all’empatia come “atto d’amore”, la solitudine è superata. Non è una forma d’amore “spontanea” perché necessita prima di un lavoro intenso e costante su se stessi e poi, successivamente, spostiamo la prospettiva sull’Altro.

L’esperienza empatica deve essere l’incontro tra due individualità con degli ideali, delle emozioni, un vissuto e non l’annullamento di un’individualità nell’altra. L’esperienza empatica deve essere il risultato di una maturazione personale. Fromm considera l’esperienza empatica come “un nome dell’amore” È vista come un bisogno vitale. Alla base dell’empatia vi è l’esigenza puramente umana d’essere conosciuti e d’essere amati per quel che si è. Per sentirci umani è necessario essere riconosciuti da qualcuno.Questo bisogno fondamentale nasce dal fatto che nessuno nel corso della propria esperienza riesce a percepirsi in maniera completamente nitida. Ci è offerta una visione di noi stessi fatta solo di ombre. Attraverso l’introspezione l’uomo impara a calarsi in questa dimensione. Spesso e volentieri è l’Altro che ci aiuta in questa “avventura”. L’Altro è lo specchio attraverso il quale riconosciamo noi stessi. L’Altro si presenta come un enigma, un mistero al nostro cospetto. Il suo mondo vitale è oggetto di analisi da parte nostra. Questa esplorazione induce a fare inevitabilmente i conti con noi stessi e a scoprire somiglianze o differenza. Grazie alla conoscenza degli affetti, delle emozioni e dei sentimenti altrui è possibile tracciare le trame dell’esistenza umana. È ricorrente la convinzione secondo la quale l’empatia sia più sviluppata nelle donne che negli uomini. Bellingreri considera ciò più uno stereotipo che si ciba di generalizzazioniche un dato di fatto. L’intuito femminile ricco di emotività lo predisporrebbe di più all’empatia rispetto all’uomo che risulta più razionale. Per sondare la veridicità di quanto detto, occorre però analizzare il contesto di riferimento e le diverse variabili che in una situazione empatica assumono un ruolo rilevante. Le donne sono più predisposte ad essere empatiche perché si formano in un contesto in cui gli insegnamenti e le esperienze tendono a dare importanza alle relazioni e all’intelligenza emotiva. La personalità empatica è il frutto di un processo evolutivo spontaneo che necessita di un valido lavoro educativo basato sulla valorizzazione della persona. Lo sviluppo della personalità empatica fa parte di un progetto di vita caratterizzato da valori umani da non sottovalutare come la bontà, la generosità, la lealtà, il rispetto.


1 E. Fromm, L’arte di amare, trad. italiana, Mondadori, Milano 1996, p. 40.

 

* Mariangela Cutrone, in arte Mary Empatika, dott.ssa in Scienze dell’Educazione e Formazione, educatrice, blogger, poetessa, scrittrice. Studiosa di psicopedagogia per molti anni ha fatto ricerche sull’empatia e il mondo delle emozioni. Anima curiosa ed esploratrice sempre munita della sua “valigia di sogni”. In continua esplorazione del mondo inconscio ed emotivo ama annotare sul suo taccuino di emozioni riflessioni e“parole tradotte in versi” con l’intento di lasciare tracce del suo percorso esistenziale ricco di ideali e sogni….Attualmente sta lavorando alla stesura del suo primo romanzo. Tra i suoi progetti artistici il tour di presentazione della sua raccolta di poesie “Amigdala” in cui è accompagnata dal chitarrista Davide De Brita.