SPECIALE VENTENNALE


Il valore delle cose essenziali


Secondo Enzo Bianchi, Priore di Bose, la spiritualità vuole dire riprendere a imparare a pensare, a decidere, a fare discernimento delle cose per recuperare autenticità, franchezza, libertà.

Tornato alla fine degli anni Ottanta dall’Indonesia, mi ero inserito nel Movimento Giovanile Missionario delle PP.OO.MM. E sono i bei ricordi di quegli anni che Talità Kum mi porta alla mente. Quando ci si incontrava all’inizio dell’anno per stilare il programma; quando quella volta di buon mattino, in Piazza San Pietro, ancora buia, ci incontravamo  silenziosi, per concelebrare con Giovanni Paolo II, nella sua Cappella Privata, accompagnati da don Stanislao, in punta di piedi, attraverso le stanze pontificie; quando quell’estate al Divino Amore il Convegno Nazionale ospitò il Prof. Zichichi ed esponemmo la Mostra fotografica sulle Mentawai… Quei volti, quelle persone, i Don Vito, i Michele, il gruppo forte di Molfetta, quelli della Calabria, i Rosetani d’Abruzzo, Pavia, il Veneto, Mons.Serenelli…

Partito con lo spirito dei sessantottini, avevo vissuto l’esperienza missionaria, spensierato, ignaro dei pericoli, nella foresta di quelle isole sperdute dell’Oceano Indiano al largo di Sumatra, facendomi prendere dall’entusiasmo e quasi dimenticando da dove ero partito.ì

Riprendere fiato, rifare le energie fisiche, ritemprare lo spirito era l’obiettivo per ripensare la missione. Stimolato dal contatto coi giovani, raccontando loro le vicende della vita missionaria, la rivedevo con altri occhi, con distacco, da lontano, ricreandola in cuor mio sotto nuova luce.

Ecco allora come quegli anni del ritorno sono diventati una scuola, che mi ha aiutato a imparare a pensare, a discernere, a pescare il meglio che la missione mi aveva fatto vivere, a volte concitato, altre sconsiderato, senza potermi confrontare, sempre preso dai viaggi faticosi nei villaggi o alle prese coi problemi immediati, impellenti, incurante del tempo e degli strapazzi.

L'esperienza missionaria di p. Stefano Coronese
nella foresta delle isole dell'Oceano Indiano al
largo di Sumatra

Scoprivo allora il valore dell’essenzialità del vivere con poche cose: a volte mancava il necessario. Ma si era contenti lo stesso. Anzi più è la sobrietà in cui navighi, più è la gioia che ti sorregge. E’ proprio la simbologia che ti aiuta: meno peso porti con te, più leggero è il tuo cuore, alcuna preoccupazione ti prende, più spedito è il tuo cammino.

Ora alla fine degli anni, possiamo consegnare il patrimonio di questa ricchezza, che il Signore ha deposto in noi, alle nuove generazioni. Sta in loro la continuità di allungare quella strada, che abbiamo fatto insieme. Noi dobbiamo attardarci, abbiamo bisogno di sostare più volte, il respiro ci manca. Non vogliamo però frenare lo slancio che deve spingervi verso i confini del mondo.

Quei confini che ormai sono caduti. Il mondo è diventato globalizzato. La missione del dopo Concilio è in crisi. Nasce un nuovo concetto di Missione, di cui siamo alla ricerca. Talità Kum è su queste tracce. Il mio augurio, essendo a vent’anni nella piena giovinezza, è che possa raggiungere l’età adulta.
P. Stefano Coronese sx
Via Urago, 15

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