LETTERE DAL MONDO


IL MIO PRIMO ANNO NELLA MISSIONE DI GIGHESSA

 

La Repubblica Federale Democratica di Etiopia si trova nel 'Corno d'Africa' e confina a Nord-Est con Eritrea e Gibuti, a Est-Sud-Est con la Somalia, a Sud col Kenya, a Est e Nord-Est con il Sudan.
            In Etiopia ci sono più di 80 gruppi etnici e linguistici diversi.
La nuova Costituzione del 1995 ha costituito l'Etiopia come una Federazione di 9 Regioni create attorno ai principali gruppi etnici.
Conosciuta come Abissinia fino al 1900, l'Etiopia é la più antica nazione indipendente dell'Africa.
Qui nacque il potente impero cristiano di Axum nei primi secoli dopo Cristo. Dal 1500 l'Etiopia si divise in tanti piccoli regni guidati dai 'Ras" (testa). Questi regni furono unificati da Menelik II nel 1880.
Addis Abeba (Addis = nuovo; Abeba = fiore ) é la capitale e la città più estesa dell'Etiopia (circa 4 milioni di abitanti),  fondata nel 1887 dall'imperatore Menelik II.  
L'Eritrea é stata unita all'Etiopia dal 1950. Dopo una guerra civile durata più di 30 anni, é ritornata indipendente nel 1993.

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LINGUA
La maggior parte delle 80 lingue parlate in Etiopia appartengono a due gruppi linguistici:
a- Semitico: Ge'ez, Amarico, Tigrino, Tigre.
b- Cushitico (dal gruppo linguistico Afro-Asiatico): Oromo, Gugi, Borana (parlata anche in Kenia). Sono diffuse anche l'Arabo e l'Inglese.

RELIGIONE
Il Cristianesimo é presente in Etiopia fin dal 400 e la Chiesa Ortodossa copta é strettamente unita alla Chiesa Cristiana egiziana Copta (Capta = Egiziana).
Il 40% della popolazione é Cristiana e si trova soprattutto nella parte Nord del Paese.
Il 45% della popolazione é Mussulmana e si trova specialmente a Sud e a Est del Paese.
Nella parte Ovest, vicino ai confini col Sudan, si trovano ancora popolazioni con tradizioni molto antiche e che seguono religioni tradizionali (animisti).

POPOLAZIONE
Le etnie Amara, che ha fondato la Nazione, e Tigrina, vivono negli altopiani del Nord e costituiscono il 32% della popolazione totale.
Gli Oromo vivono nella parte centrale a meridionale dell'Etiopia e sono il 40% della popolazione totale.

ECONOMIA
L'Etiopia é tra le più povere nazioni del mondo con un prodotto lordo pro-capite di 110 $ l'anno.
L'economia dipende in gran parte dall'agricoltura.

GIGHESSA è il nome di una località a Sud dell’Etiopia, situata a 2100 m. sul livello del mare. Essa si trova a 5 km dalla strada asfaltata che da Addis Abeba va verso il Kenya. Dista dalla capitale Addis Abeba 250 Km. Fa parte della regione dello Shoa e della zona Oromo.
Il clima è buono:  piovoso da marzo ad ottobre (stagioni delle piogge)  e secco nel restante periodo dell’anno.
La popolazione vive di agricoltura o di allevamento di bestiame (praticamente unici lavori possibili in questa area). 
Molti vivono ancora in capanne o in case di fango.
Ogni famiglia possiede un po’ di terra, non sufficiente però a garantire ai figli (sempre numerosi) un futuro dignitoso.
Non essendoci industrie, il grado di disoccupazione è molto alto; molti giovani migrano in città in cerca di un’occupazione, con la speranza di costruirsi una casa, ma spesso si ritrovano in strada a mendicare.

KUYERA si trova a 7 Km da Gighessa sulla strada asfaltata che da Addis Abeba va verso il Kenya. Dista 240 Km dalla capitale ed è a 10 Km  dalla città di Shashamanne, capoluogo della provincia.
Kuyera è un paese di circa 8000 abitanti che vivono in capanne o case di fango.
Non ci sono industrie per cui la popolazione vive di piccolo commercio, qualcuno è impiegato presso gli uffici governativi, altri coltivano i campi attorno al paese.
Non sempre si trova il lavoro (pagato comunque circa 10 birr al giorno = 1 € )
Le malattie o la fame sono sempre in agguato.
A Kuyera è stato costruito, diversi anni fa, un ospedale rurale, l’unico in un raggio di 40 Km, con il compito di curare la lebbra. Per questo motivo molti lebbrosi appartenenti ad altre etnie si stabilirono qui; per loro è sempre difficile ottenere un pezzo di terra da coltivare o trovare un lavoro.

 

 

Casella di testo: Superficie  Italia301.323 km2	Etiopia1.133.380km2  Superficie  Puglia19.363 km2	Vicariato di Meki156.600 km2  Abitanti  Puglia4.068.167	Vicariato di Meki5.213.615

 

 

 

 

 

 

Parrocchie del Vicariato di Meki: 11
Cristiani: 20.000 circa
Clero secolare locale: 17

Parrocchia di Gighessa:
Cristiani: 1.700
Cappelle: 16

 

PARROCCHIA DI  GIGHESSA

La missione di Gighessa è stata costruita dai Padri della Consolata (IMC) 30 anni fa circa ed attualmente è affidata a due sacerdoti fidei donum della Diocesi di Mantova.
I cattolici (1700 ca) sono sparsi in 20 villaggi ma le principali strutture ed opere sociali si trovano a Gighessa e Kuyera.
In questi due centri sono gestiti dalla parrocchia:

  1. una scuola primaria e secondaria fino all’ottava classe (Gighessa),
  2. una scuola fino alla quarta classe (Kuyera),
  3. un asilo (Kuyera),
  4. un centro di promozione della donna (Kuyera),
  5. un centro sportivo (Kuyera),
  6. un centro per ragazzi con handicap fisico (Gighessa)
  7. un officina per preparare le protesi ai portatori di handicap.

A Gighessa è presente anche il Socio-Pastoral Center  che con i suoi corsi provvede alla formazione non solo dei laici ma anche a quella del clero del Vicariato di Meki. 

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Il mio primo anno…
Sono arrivato in Etiopia il 30 ottobre 2006 con in mano già il permesso  di lavoro ottenuto senza difficoltà in luglio. Dopo un paio di mesi (gennaio) sono andato ad Addis Abeba, ospite dei Missionari della Consolata, per frequentare il corso di amarico. La sua durata è di un anno, ma io, per guadagnare tempo, ho frequentato anche il corso estivo dopo del quale, in agosto, sono rientrato a Gighessa.
Qui piano piano ho iniziato ad inserirmi nella realtà della missione cercando di rendermi utile compatibilmente con gli impegni di studio della lingua locale. Infatti mentre la nuova lingua (amarico) riesco a balbettarla, l’Oromo che avevo studiato in passato è iniziato a riaffiorare nella mia mente, per cui mi ha permesso subito di immettermi attivamente nella pastorale. Infatti dietro la spinta del parroco e della necessità, da circa due mesi la domenica ho iniziato a turno ad andare nelle 16 cappelle a celebrare la s. messa. 
vPurtroppo alcune di esse, soprattutto nella stagione delle piogge (maggio-settembre), si possono raggiungere o a piedi o con il cavallo (da una a due ore). Anche se devo affrontare qualche difficoltà, io ci vado volentieri perché ciò mi fa sentire più vicino ai primi evangelizzatori come san Paolo  che hanno affrontato difficoltà ben più numerose e grandi rispetto a quelle che devo affrontare io. Comunque i sacrifici vengono ampiamente ripagati dalla consapevolezza di partecipare all’opera salvifica dello stesso Cristo e dall’accoglienza che ci riserva la gente.
Credo proprio di essere stato fortunato non solo perché scelto dal Signore ad essere suo discepolo e stretto collaboratore, ma soprattutto per essere stato da Lui riportato a lavorare nella “vigna africana”.
Bisogna fare questa esperienza in loco per rendersi conto dei numerosi bisogni (e non solo materiali) che qui ci sono e di quanto lì sia ancora necessaria la nostra presenza.
Soprattutto a livello ecclesiale è necessario il nostro contributo. Infatti essendo la chiesa cattolica una minoranza presenta forme di sincretismo che rivelano la mancanza di una propria chiara identità. Ciò è anche dovuto alla poca conoscenza della ricca tradizione latina e alla mancanza di testi tradotti in  lingua locale (oromo). Per esempio i testi conciliari non sono stati tradotti come pure non abbiamo una versione cattolica della bibbia. Anche il messale e il lezionario amarico usati non hanno l’imprimatur, per non parlare della mancanza degli stessi nella lingua oromo. Per tutto questo ed altro ho capito che il mio contributo a questa chiesa sorella dovrò darlo soprattutto con  la produzione-traduzione di testi  che aiutino i cristiani ad incontrarsi con Cristo e ad essere sempre più consapevoli del mistero divino da accogliere e annunciare.                        
Inoltre, trovandosi a Gighessa Socio-Pastoral Center, per quanto mi è possibile, cerco di collaborare col direttore a produrre in oromo sussidi liturgici e catechetici. Forse questa prospettiva, più attenta allo sviluppo spirituale della gente che non a quello sociale, potrà creare perplessità e portarmi pochi aiuti ma ciò non mi preoccupa affatto perché io credo che il vero tesoro che posso dare a questa gente non sono delle cose o un certo benessere   ma una persona chiamata Gesù Cristo la quale può dare senso e significato alla loro vita.