LETTERE DAL MONDO


FILIPPINE


Luanda FILIPPINE

Khulna, 9 Giugno 2012
Situazione etnica e religiosa del Mindanao
Sono stato un mese e mezzo, nella regione più a sud delle Filippine, a Mindanao.
Una regione molto ricca di risorse del sottosuolo e nello stesso tempo non molto sfruttata. E' abitata da cristiani (85% della popolazione) e da musulmani.
Un Padre del PIME, P. Sebastiano D'Ambra nel 1984 ha creato un Centro di Dialogo Inter-religioso. Lo scopo é di tenere assieme le due comunità religiose e cercare la pace sociale, che nasce specie dalla pace personale, di accettazione l'uno dell'altro.
Le Filippine confinano a Sud con il Sultanato di Brunei, Malesia e Indonesia, tutte nazioni musulmane. C'è un buon collegamento fra gli abitanti di Mindanao e queste nazioni musulmane.


Camioncino "jeepney"


I capi musulmani di questa regione vorrebbero l'indipendenza dalle Filippine. Hanno tentato negli anni 1977-1980 però il tentativo, anche se è fallito in quel tempo, nel profondo del loro cuore c'è ancora. Vivono la "speranza" che un giorno possa diventare realtà.
Zona molto povera, dove per motivi di sicurezza, l'esercito filippino ha un grande ruolo per la protezione dell'integrità nazionale. Infatti ci sono gruppi di terrorismo politico che si sono dati ai sequestri di persone per poter "guadagnare". Stranieri, preti suore e ricchi del posto vivono nella costante attenzione di "sicurezza" per non essere rapiti: sono il loro bersaglio. I Padri del PIME che vivono lì hanno la scorta personale, i sacerdoti filippini vivono con "molta precauzione" in quelle terre. Ci sono stati infatti sequestri di persone di sacerdoti stranieri e non. In un caso un Padre filippino è stato ucciso dopo esser stato torturato, un altro è riuscito indenne a fuggire dalla zona (la conosceva bene perché era parroco da tanti anni lì), P. Salvatore Carzedda PIME è stato ucciso, un altro è stato liberato dopo aver pagato un riscatto.
Sembra che nel "business dei sequestri di persone" ci sia anche la mano dell'esercito che secondo la gente del posto potrebbe liberare la zona se volesse...ma non lo fa perché qualcosa "ci guadagna" pure.
Non mi è stato permesso di uscire nei tempi liberi da solo, a causa della "paura" di essere sequestrato. Vuol dire anche che "io" sono prezioso!
Una situazione "calda" quindi.


Padre Mimmo insieme a giovani musulmani

P. Sebastiano ha sperimentato la "distanza" fra i due gruppi religiosi e ha cominciato a cercare di mettere assieme cristiani e musulmani in gruppi. Al Centro ci sono gruppi di uomini, di donne, di giovani, di leaders locali, di professionisti. In ogni gruppo cristiani e musulmani stanno assieme e anche la gestione del gruppo stesso è affidato con la stessa "autorita'" a un cristiano e musulmano.
Questi gruppi ci sono in moltissime parti di Mindanao e anche a Manila. Essi hanno un incontro mensile dove discutono della situazione locale, hanno dei corsi di formazione al "dialogo inter-religioso", gestiscono corsi di formazione al dialogo interreligioso per gli altri. I responsabili si incontrano tutti assieme due volte all'anno al Centro che è in Zamboanga City. In questo lavoro P. Sebastiano è aiutato da un gruppo di laiche consacrate che fanno vita comunitaria.

Il Corso
Nelle Filippine, l'Inglese è la seconda lingua nazionale, nel senso che chi ha frequentato il College, la conosce e la parla.
In questo corso si parlava la lingua inglese e questo mi ha permesso di partecipare. Eravamo 35 persone: due sacerdoti, due suore, giovani cristiani e musulmani di cui moltissimi avevano appena finito il College ( Scuola Media Superiore) e alcuni studenti di teologia. Tra i giovani c'erano molti seminaristi di diverse congregazioni e seminari; fra i giovani musulmani vi erano molti maestri e professori o di scuole cattoliche oppure di scuole statali. Alla fine del corso, il Centro ha rilasciato un certificato che è un credit per la promozione di carriera.


Ogni mattina si iniziava l'attività comune con la preghiera cristiana e musulmana. Le lezioni sono state sulla fede delle due religioni, il Corano, la Bibbia, la storia delle due religioni, un corso di arabo e la concezione della missione nell'Islam e nel Cristianesimo. La sera dopo cena era animata da visioni di films sul dialogo, serate di vita comunitaria, valutazioni. I professori cristiani parlavano del Cristianesimo e quelli musulmani dell'Islam. Il tutto aveva il "taglio" di una testimonianza di vita.
Il venerdì pomeriggio si partiva per una presenza in una famiglia cristiana per i musulmani e in una famiglia musulmana per i cristiani. Si ritornava la domenica mattina. C'erano dei camioncini chiamati "jeepney" (cf. in internet nella voce Filippine per vedere la foto di essi) che ci venivano a prendere. Nelle famiglie i filippini parlavano filippino. Ho trovato famiglie dove il papà e la mamma parlavano inglese e quindi come tutti gli altri anch'io sono stato in famiglie musulmane. Sia al Centro che nelle famiglie si mangiava cibo filippino. Molto buono. Al Centro c'è una Chiesa e una moschea per la preghiera.

Riflessioni
Lo scopo del viaggio in Mindanao era di vedere il lavoro di P. D'Ambra, parlare con lui, i suoi collaboratori, cercando di conoscere le loro gioie e difficolta' nel lavoro che stanno facendo, l'obiettivo della loro attività. Un altro motivo era quello di conoscere l'Islam dalla viva voce dei professori musulmani, anche per conoscere a quali aspetti della loro fede danno importanza. Ho incontrato un professore musulmano "all'antica", due professori (dell'Universita' statale) di vedute aperte. Con interrogazioni ho cercato di mettere assieme le due visioni, non ci sono riuscito. P. D'Ambra mi diceva che questo è l'Islam.
Parlando nelle famiglie musulmane, ho capito che eccetto per la professione di fede in Dio e nel profeta Maometto, il digiuno nel Ramadam, le preghiere rituali fatte 5 volte al dì, il pellegrinaggio alla Mecca per chi ha i soldi, l'aiuto ai poveri e gli orfani, il credere nel Corano, gli angeli, e la risurezione dell'Ultimo Giorno con il giudizio finale, tutto il resto rientra nell'opinabile in materia di credo e di prassi. Infatti i sunniti hanno libertà di accettare o rifiutare il pensiero e la decisione dei loro leaders religiosi senza problema. Gli Shiiti hanno un certo obbligo morale nel seguire le decisioni dei loro leaders religiosi.
L'Islam vissuto nelle Filippine è molto diverso da quello bengalese e nella gestione dei rapporti sociali, familiari che personale. L'Islam filippino è molto piu' aperto, più vicino a noi cristiani.


Padre Mimmo, ospite di una famiglia musulmana


I giovani musulmani presenti al corso, avevano attenzione nel gestire il momento giornaliero di preghiera musulmana: tutti lo hanno fatto. In Bangladesh, mi sembra che i giovani non vanno molto nelle moschee e non danno importanza alla preghiera. Noi cristiani abbiamo dormito nelle case dei musulmani, senza alcun problema, non so se è possibile in Bangladesh. Ho visto in questo il lavoro prezioso fatto dal Centro Interreligioso di educazione alla vita umana come dono di Dio che ci rende tutti uguali di fronte a Lui, e al rispetto di ogni fede religiosa. Infatti nelle famiglie musulmane in cui sono stato, mi hanno detto che specie agli inizi le famiglie vicine, musulmane anch'esse, non erano d'accordo nell'accettare cristiani nei loro ambienti.

Ho visto poi in concreto, il frutto del lavoro del Centro Interreligioso "Silsilah" che è quello di avere "riavvicinato" il gruppo cristiano e musulmano nel Mindanao e fatto diventare "uno". Gli incontri mensili, i corsi di formazione, il gestire delle attività assieme fanno sì che si creino rapporti non solo di conoscenza ma anche di amicizia profonda fra le persone stesse al di là del credo religioso. Durante i corsi, i partecipanti vivono giornate e giornate assieme nello spirito di amicizia e condivisione facendo le stesse cose e avendo gli stessi obiettivi. Ciò porta a mettere da parte pregiudizi religiosi e sociali perchè è la vita stessa che "dimostra falsi" i pregiudizi. I gruppi Silsilah presenti nella vita sociale aiutano a superare le diversità religiose che creano divisioni e barricate nell'umanità. La maggior parte dei componenti del gruppo, infatti, hanno partecipato ai corsi tenuti al Silsilah.
Si realizza quindi l'invito-desiderio-preghiera di Gesù che alla fine della sua vita su questa terra prega Dio Padre che "Tutti siano uno come tu ed io siamo uno" (Gv.17,21).