AD ALTA VOCE …


Ed ecco che la lettura gratifica e diverte. Alle volte, diventa anche controcorrente per i bambini che si incontrano il giovedì pomeriggio alla Biblioteca dei ragazzi/e del Parco due Giugno a Bari. Nel centro di un parco cittadino, nel bel mezzo del pomeriggio, 8 ragazzi di quarta elementare, dell'Istituto Comprensivo “De Amicis-Laterza” di Bari, interrompono le attività di studio ed extra scolastiche per incontrarsi al loro club di lettura. Così l'ha voluto battezzare la dott.ssa Paola Lupone, la bibliotecaria della biblioteca del parco.
Cosa rende tanto interessante questo club? Sono le mamme a leggere, "a voce alta", a questo intrepido gruppetto di giovinetti. "Lettura gratuita". Niente viene chiesto in cambio dell'ascolto. Per i ragazzi solo il piacere di ascoltare, proprio come quando, ancora piccini, a tarda sera, era la voce di mamma e papà a condurli nel mondo dei sogni!
Alle 17.30 di ogni giovedì, i bimbi e le mamme si ritrovano alla biblioteca del parco, dove li attendono Lena, Trille e una fattoria non lontana dal mare, nella piccola baia di Martinfranta, in Norvegia. Questo è lo scenario di mille e più avventure, che hanno come protagonisti un ragazzo e una ragazza di 9 anni, amici inseparabili, giovani e instancabili esploratori, sempre alla ricerca di novità …
E' stato interessante osservare come, nel corso di questi incontri, bimbi e mamme si sono modificati.
Fin dal principio, né i primi, né le seconde riuscivano a concepire una lettura libera, senza che ne fosse richiesto un report o un feedback, subito dopo l'ascolto. Poi, incontro dopo incontro, sono stati gli stessi bimbi, subito dopo la lettura, a proporre e raccontare, nel cerchio di condivisione, episodi divertenti e piccole avventure emozionanti, proprio come quelle di Lena e Trille.
Gli adulti, fin dal primo incontro, hanno dato per scontato che leggere ed ascoltare fossero imperativi in biblioteca, senza fare i conti con le menti creative e pulsanti dei "bambini novenni", impazienti di incontrarsi e “vivere l'avventura" … << Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo "amare", il verbo "sognare". Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: "Amami!" "Sogna!" "Leggi!" "Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!" "Sali in camera tua e leggi!" Risultato? Niente. Si è addormentato sul libro>> (D. Pennac)1. E, per i ragazzi del nostro club di lettura, trovare il modo di giocare e divertirsi anche in biblioteca è semplice ed immediato, direi quasi innato! E, pian piano, le mamme si son adeguate, hanno abbandonato il controllo e alcune di loro si sono perfino rilassate. Dopotutto, possibile starsene solo seduti ad ascoltare le marachelle e i pasticci di quei due combinaguai di Lena e Trille? E il divertimento dove sarebbe allora? Sarebbe solo pura sofferenza! Anche il loro modo di giocare è cambiato: E già , guai se così non fosse.
La lettura amplia e arricchisce la nostra “architettura mentale”. Il nostro cervello non è un qualcosa di statico, ma è una componente "plastica", cioè in grado di modificarsi grazie all’esperienza. In questo caso, la lettura è esperienza e, quindi, riesce a modificare la nostra architettura cerebrale. E ciò avviene, non solo da un punto di vista sintattico-strutturale, ma anche semantico, ovvero nel senso del valore e della significatività che attribuiamo al mondo esterno. A questo punto, mi sembra doverosa una parentesi dedicata al rapporto che intercorre tra la lettura e i neuroni specchio. Questo gruppo di neuroni specchio sono stati scoperti per la prima volta, per puro caso, da un gruppo di ricercatori dell'Università di Parma, guidato dal prof. Giacomo Rizzolatti. Questa scoperta è stata fatta osservando una speciale classe di neuroni nelle scimmie, che si attivavano sia durante l'esecuzione di alcuni gesti della mano fatti da un'altra scimmia, sia fatti, per esempio, dallo sperimentatore. Questi studi sono stati poi estesi all'uomo.
Per portare tutto ciò sul piano del bambino, possiamo dire che i neuroni specchio si attivano internamente, in modo automatico e spontaneo, anche solo guardando l'oggetto a cui è rivolta l'attenzione (quindi, non necessariamente compiendo l'azione). In particolare, <<hanno dimostrato che i neuroni specchio si attivano anche con il linguaggio, ad esempio, quando ascoltiamo parole che descrivono determinate azioni ci sembra di essere noi stessi a compierle>>2 . La stessa cosa vale anche per quanto riguarda le emozioni che le altre persone intorno a noi stanno provando e per l'ascolto di un racconto (sono i neuroni specchio che ci consentono di comprendere il vero significato dell'azione sentita e/o immaginata). Così avviene anche per l'ascolto della lettura ad alta voce. L'ascolto attivo crea nuove connessioni nelle menti dei nostri piccoli lettori, amplia i confini del pensiero logico-razionale e fa emergere nuove possibili soluzioni per problemi che, precedentemente, sembravano irrisolvibili.
Il Libro, quest'oggetto controverso, la maggior parte dei bambini in età scolare lo rifugge. Eppure, in tenera età, li ha fatti ridere, fantasticare, tremare e … dolcemente addormentare. Che cosa ha determinato questo funesto passaggio del libro, da indiscusso protagonista dei sogni più dolci ad oggetto degno solo di repulsione? Perché proprio la scuola, il luogo dove i bambini imparano a leggere, diventa anche, il più delle volte, la ragione per la quale i ragazzi iniziano ad odiare ciò che prima li faceva sognare: il libro e ciò di cui ci parla …
Pennac risponde: << Se consideriamo la letteratura, come in medicina legale, un cadavere da sezionare, non arriviamo a nessun risultato. Se, invece, un professore, pur facendo questa necessaria analisi letteraria, dedica soltanto due ore alla settimana alla lettura ad alta voce di libri che gli sono piaciuti o alla descrizione di romanzi che lo hanno fatto volare fino alla luna, vedrà che il sistema darà i suoi frutti! Ma, durante queste due ore, non dovrà chiedere nulla in cambio ai suoi alunni …>>
Trovo molto interessante e stimolante osservare bambini liberi di ascoltare e liberi di creare col loro pensiero. L'ultima volta al parco, aveva piovuto, il terreno era sdrucciolevole e qualche ramo si era spezzato e caduto per il vento. Alle 19 in punto la biblioteca stava chiudendo le porte e i cancelli del suo parchetto interno, memtre le mamme erano intente a raggruppare i bambini per il rientro a casa dopo la "lettura ad alta voce" (operazione sempre alquanto complicata …). Ma, i ragazzi e le ragazze stavano con un grosso ramo, per di più sporco di fango, cercando un fatidico buco nel recinto del parco (o, più probabilmente, ne stavano scavando uno …). In quel momento, non ho proferito parola alle mamme, ma erano i nostri "Trille" e le nostre "Lene", ogni giovedì pomeriggio, alla biblioteca del parco!
Un Libro, una mamma ed il suo bambino!
Alessia Conforti