A cinquant’anni dalla tragica scomparsa dell’artista barese

IL LIBRO “PINO PASCALI” DI ANNA D’ELIA


E' stato presentato poco tempo fa nella mediateca regionale pugliese il libro “Pino Pascali L'uomo che cammina nudo”, scritto da Anna D'Elia. All'incontro, in cui si è discusso della figura di Pino Pascali, artista eclettico che fu scultore, scenografo e performer, hanno partecipato oltre all'autrice del libro Anna D'Elia, la designer di gioielli Regina Gambatesa e il barese Alessandro Piva, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, montatore e direttore della fotografia.
Il libro racconta la vicenda umana e stilistica di Pino Pascali , artista concettuale. Anna D'Elia tesse questa biografia che riguarda il malessere esistenziale di Pascali che lo porta a lasciare la Puglia e andare a Roma , a Napoli... nel ‘68 infine Pascali muore di incidente stradale, una morte al quale il lettore si avvicina lentamente.
Anna D'Elia dice che “nel libro non c'è solo la sua voce o quella di Pascali, è una variazione illuminante di quella che può essere una biografia". E alla domanda: Come ti sei avvicinata a Pascali? risponde: " Presentai un progetto su di lui e da allora non mi sono mai fermata, sono convinta che l'opera sia la forma più sublime della vita e che opera e vita non possono essere staccate"
All'incontro Regina Gambatesa, intervenendo sul processo creativo di Pascali, sostiene che
" lui è come se usasse il suo corpo (fisico o psichico) come uno strumento di trasformazione, percepisce la grandezza della natura e la fa sua, il suo corpo nel mare si sente a casa, esercita l'utopia fino a pensare che ciò che è infinito possa diventare finito, in sintesi trasforma la paura in opera”.
Alessandro Piva, invece, fa il punto delle caratteristiche che lo accomunano a Pascali, infatti mette subito in risalto il rapporto con la famiglia: " il padre di Pascali fa di tutto per riportare il figlio su certi terreni ( la famiglia al sud ha il compito di sfidare i figli che vogliono fare arte) ma poi di nascosto ne è orgoglioso".
Conclude Anna D'Elia : " Il modo di esprimersi artisticamente di Pascali è un rituale , ad esempio il rituale dell'uomo primitivo ( l' uomo arcaico che cammina nudo ), il rituale di rinascita e di rigenerazione quasi profetico. L'opera è inscindibile dalla cerimonia - e aggiunge - ho tenuto molto a mescolare i personaggi e la storia e che l'opera venisse fuori non banalizzata, mostrando i cambiamenti del personaggio ed evitando lo stereotipo di Pascali l'attacca brighe".
Roberto Vitelli

 

 

 

 


* PASCALI IN AGRICOLTURA: 1968, performance all’Attico, Roma.

Pascali nell’ultima fase del suo lavoro interpreta delle azioni. La più celebre è quella filmata da Luca Patella nel film SKMP2 dove rivive il ciclo biologico della natura mimando la nascita, morte e rinascita, a contatto con gli elementi primi: acqua-mare, terra-sabbia, ed elementi secondi: pane, attrezzi di lavoro e simboli mitologici.
Nella ricerca di un modello che incarni un ideale di uomo totale, Pascali riscopre l’agricoltore. Il recupero del contadino ha un significato preciso nel lavoro di Pascali: riportare alla cultura industriale di matrice nord-europea i valori e i modelli del mondo agricolo e mediterraneo.

Pino Pascali, nato a Bari il 19 ottobre 1935, dopo aver conseguito a Napoli la maturità artistica, nel 1955/56 si portò a Roma per iscriversi all’Accademia e fu rapidamente partecipe del clima portato da Sciapoja, l’unico artista moderno del corpo insegnante. Difficile stabilire cosa lo appassionasse di più: se il lavoro artistico o quello pratico ( di grafica per la Incom; plastici per l’Agip) o l’amore per le macchine e i congegni.
D’un tratto, Pascali abbandona la traccia scialojesca e affidandosi all’istinto più manuale compie l’uno dopo l’altro diversi esperimenti: plastiche bruciate, lamiere crivellate, bricolages con oggetti di uso comune. Faceva e distruggeva, convinto del carattere privato di questi esperimenti. Non aveva voglia di esporre: era tutto proteso a raccogliere materiale di risulta, esaminare, riprodurre la tecnica e analizzare la grafica di prodotti industriali.
La prima mostra personale di Pascali fu, a Roma, alla “Tartaruga”. Toccava alla famosa Biennale del ’64 il compito storico di dare forma, anche se con qualche forzatura, ad una situazione ormai in boccio.
Dall’autunno del 1964 all’11 settembre 1968, in cui Pascali venne meno in un incidente stradale, fu tutto un susseguirsi frenetico di mostre personali e di gruppo.