L’INDIA AL 10° POSTO
NELLA CLASSIFICA WORLD WATCH LIST DI PORTE APERTE


Ho ricevuto un video girato con un cellulare di una orribile esecuzione capitale avvenuta in India un paio di anni fa ai danni di una ragazza che rifiutava di rinnegare la fede cristiana. La folla, urlante e violenta, le ha prima rotto il setto nasale con percosse e poi l’ha bruciata viva con liquido infiammabile. Scene traumatizzanti per chiunque! Gli indù radicali sostengono che l’India appartiene all’induismo e che deve essere ripulita dai fedeli di altre religioni. Perché le forze dell’ordine non intervengono? Le autorità non impediscono la violenza dei gruppi radicali indù perché sono spesso controllate dal partito radicale indù Bharatiya Janata Party (BJP). Questo significa che i radicali indù possono agire spesso impuniti. 
Negli ultimi anni le violenze ai danni dei cristiani cattolici e protestanti è cresciuta vertiginosamente. Un anno fa, false notizie di molestie e conversioni forzate tra bambini e bambine delle case famiglia gestite da Good News India, organizzazione cristiana che opera nel distretto Dhenkanal di Odisha, si sono diffuse in tutto il Paese attraverso i social media e i principali quotidiani nazionali. Le false notizie e le infamanti denunce hanno comportato la chiusura di venti case famiglia per un totale di circa duemila bambini che sono stati costretti a spostarsi in strutture governative notoriamente fatiscenti.
L’estate 2018 è stata nera per i cristiani. Oltre all’assassinio di Unga Karma ucciso all’età di 35 anni, sono stati registrati un centinaio di episodi di violenza fisica e una quindicina di arresti. Gli estremisti indù stanno utilizzando sempre di più l’aiuto della polizia per arrestare gli operatori pastorali con la falsa accusa di forzare la gente indù a convertirsi. Nell’aprile 2018, alle 9:30 del mattino di Pasqua, un gruppo di estremisti indù ha fatto irruzione nel locale della Bethel Prayer Assembly di Marudur (Coimbatore) minacciando il pastore Rajesh e i cristiani presenti. Il pastore (nella foto) è stato aggredito dagli estremisti riportando un trauma cranico. Nello stesso periodo un avvenimento simile si è verificato anche in Uttar Pradesh, nell’India Orientale. Un gruppo di venti estremisti indù, armati di bastoni, ha bruscamente interrotto, in una chiesa evangelica del distretto di Fatehpur, un incontro di preparazione di alcuni battesimi con l’accusa di costringere gli indù alla conversione. Dinesh Kumar, giovane di 25 anni, ha tentato di difendere il pastore finendo in ospedale con il corpo pieno di lividi e il lobo dell’orecchio sinistro tagliato.
Sul fronte cattolico le cose non vanno meglio. I sacerdoti sono dipinti come discendenti dei colonizzatori britannici. Le minacce non risparmiano neanche persone universalmente apprezzate per le loro opere umanitarie come le suore di Madre Teresa di Calcutta. I gruppi estremisti sostengono che gli orfanotrofi e le scuole vengono aperti dalle suore per convincere bambini e ragazzi a diventare cristiani. Ma per quale ragione negli ultimi 2 anni l’ostilità contro i cristiani è aumentata?
Secondo Shibu Thomas, fondatore del network Persecution Relief, gli estremisti Indù stanno aumentando la pressione in quanto vogliono vincere ad ogni costo le prossime elezioni che si terranno in primavera. Allo stesso tempo vogliono conservare l’ordine sociale fondato sulle caste. “Sappiamo tutti – dichiara – che la divisione castale è stata abolita dalla Costituzione nel 1950 ma poi in realtà non è così. La pratica dell’intoccabilità è diffusa, le caste elevate fanno ancora di tutto per soggiogare poveri, tribali e Dalit. Ogni tentativo di cambiare l’ordine è punito con il boicottaggio sociale e l’ostracizzazione e la violenza vendicativa”. È chiaro, conclude, che “i missionari, le suore, i sacerdoti che vivono a fianco dei poveri nella giungla, accolgono i tribali con cura e amore, li istruiscono e li emancipano, non sono ben visti dai brahmini, perché rompono il ciclo della povertà e la tirannia delle caste”.

Filippo D’Alessandro