LETTERE DAL MONDO



 

INDONESIA

Viaggio senza ritorno

Penso sia l’ultimo mio trasferimento. Molto sofferto, a lungo richiesto, alla fine concesso. L’11 febbraio la Direzione Generale mi ha destinato alla Regione Italiana. Sì, perché, pur vivendo in una casa saveriana  in Italia, anche se ai confini della Svizzera, dipende da una circoscrizione – la Delegazione Centrale – sotto la giurisdizione diretta della Direzione Generale.   Tuttavia, al di là delle questioni procedurali, che richiedono il loro tempo, ora il tempo è compiuto. Dopo la breve ma intensa esperienza al Museo Cinese di Parma ero stato ‘parcheggiato’ – questa era la mia sensazione – a Tavernerio. Ciò non mi ha impedito di uscire dal ‘garage’ quasi ogni giorno, in questi dieci anni. Dal 2005 il contachilometri della Punto, che mi fu consegnata nuova, segna oggi 148mila Km. Di strada ne ho fatta! Ora basta? Meritato riposo? No, non è il mio forte! Anzi ho scelto il riposo forzato. Quello eterno. Quando arriverà il mio turno. Non certo tanto lontano. Ma gli ultimi giorni di mia vita li vogliono spendere in altro modo. D’altronde ho una bella rendita.
   La vita sobria e senza tanti capricci degli anni quaranta, povera ma dignitosa, rude ma spensierata, vissuta da ragazzo nello scautismo e poi continuata durante gli anni di vita missionaria, in Indonesia, specialmente nelle Isole Mentawai, al largo di Sumatra, nell’Oceano Indiano, mi ha temprato. Ho preso tanto di quel sole e tanta di quell’acqua, di mare e di fiumi, ho respirato l’aria pulita della foresta e fatto tante camminate, nei campeggi prima (ricordo  l’andata in autostop al Jamboree del 1951 in Austria con Pasquale Spinazzola) e in visita ai villaggi mentawaiani, poi, che mi hanno dato la possibilità di un prolungato buon rodaggio. Oggi vivo di quella rendita. Non ho avuto mai tutto. Non mi è mancato mai niente.
   A Tavernerio mi son trovato benissimo. Ho dei confratelli e tante persone che mi stimano e mi vogliono bene. Sono le voci del grillo parlante, ma anche di amici, che mi conoscono, a suggerire  “buoni consigli”. Sento però di dover seguire la vocazione missionaria là dove mi è nata. Non per una nostalgia fuori tempo ma per ricominciare daccapo.
   Quel ritorno alle origini mi riporta ai libri di Salgari, che avidamente leggevo, e ai ‘Pirati della Malesia’, che sognavo di vedere. Ora che Singapore e quelle isole dal nome fascinoso – Sumatra, il Borneo, le Molucche, Celebes/Sulawesi, Giava, Bali – le ho viste, possono diventare materia di interesse per un ricordo rimasto indelebile a rifare quel  sogno.
   P. Rosario, superiore regionale, nella lettera di destinazione, mi fa presente le reali difficoltà cui vado incontro. “Ti aspetta una nuova stagione di apostolato nel limite delle tue forze fisiche, in una comunità che vive in una semplice struttura, inserita in una città, che ben conosci, con grossi problemi (disoccupazione, inquinamento…), ma anche ricca della “gioia di vivere”, propria della gente del Sud”.
   Sono consapevole dei miei limiti. Quelli precedenti e quelli sopraggiunti con l’età. Vengo per servire. Senza titoli, né ambizioni, né programmi. Aiutatemi a servirvi. Lo chiedo specialmente ai miei fratelli adulti scout, anziani della stessa età, ma forti della formazione ricevuta.
P. Stefano Coronese
Casa Saveriana di Lama-Taranto