ATTUALITA' MISSIONARIA
Verso la GMG con la missione nel cuore
Partendo dalla chiesa locale
I giovani e la missione
Nel Messaggio GMG 2008 al n. 7 il Papa dice:
“ Non dimentichiamo che quanto è più grande il dono di Dio- e quello dello Spirito di Gesù è il massimo- altrettanto grande il bisogno del mondo di riceverlo e dunque grande ed appassionante è la missione della Chiesa di darne testimonianza credibile. E voi giovani con la GMG in certo modo attestate la volontà di partecipare a tale missione….. Chi si lascia guidare dallo Spirito comprende che mettersi a servizio del Vangelo non è un’opzione facoltativa, perché avverte quanto sia urgente trasmettere anche agli altri questa Buona Novella. Qualcuno pensa che presentare il tesoro prezioso della fede alle persone che non la condividono significa essere intolleranti verso di loro, ma non è così, perché proporre Cristo non è imporlo ( Evangelii Nuntiandi ,80). Del resto, duemila anni orsono dodici Apostoli hanno dato la vita affinchè Cristo sia conosciuto ed amato. Da allora il Vangelo continua nei secoli a diffondersi grazie a uomini e donne animati dal loro zelo missionario. Pertanto, anche oggi occorrono discepoli di Cristo che non risparmino tempo ed energia per servire il Vangelo. Occorrono giovani che lascino ardere dentro di sé l’amore di Dio e rispondano generosamente al suo appello pressante, come hanno fatto tanti giovani beati e santi del passato ma anche di tempi a noi vicini.

CAMPINA GRANDE: LA CATTEDRALE
Validità della missione
Ciò che scriveva Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio ancora oggi ha la sua validità. Il paragrafo 30 dal titolo significativo “L’attività missionaria è solo agli inizi’ comincia con queste parole: “Il nostro tempo, con l’umanità in movimento e in ricerca, esige un rinnovato impegno missionario della chiesa. Gli orizzonti e le possibilità della missione si allargano, e noi cristiani siamo sollecitati al coraggio apostolico fondato sulla fiducia nello Spirito”. E dopo aver accennato alle varie fasi della evangelizzazione in Russia, America, Asia, Oceania scrive:” Oggi la chiesa deve affrontare altre sfide, proiettandosi verso nuove frontiere nella prima missione ad gentes sia nella nuova evangelizzazione di popoli che hanno già ricevuto l’annuncio di Cristo. Oggi a tutti i cristiani, alle chiese particolari e alla chiesa universale sono richiesti lo stesso coraggio che mosse i missionari del passato e la stessa disponibilità ad ascoltare la voce dello Spirito.
Mons. Angelo Amato intervista ad Avvenire dell’8 marzo pag. 21 sulla ‘Nota dottrinale sul alcuni aspetti dell’evangelizzazione’…..Sembra che si sta attraversando un periodo di smarrimento sia teorico che pratico. Concetti come missio ad gentes, evangelizzazione, conversione, battesimo, incorporazione alla chiesa non appaiono più come traguardi di nobili imprese spirituali, ma come un attentato alla libertà religiosa altrui e soprattutto espressone di colonialismo cristiano, ormai superato o da superare al più presto……. Quando si perde il senso della missione e si insinuano teorie ambigue ed erronee, allora la fede si indebolisce. Si crea un circuito di confusione. L’evangelizzazione non è un problema di sopravvivenza o di supremazia, ma di coerenza con la verità della propria fede. La fede cristiana, infatti, ha una intrinseca commissione con la verità. I cristiani hanno la certezza di essere nella verità, che è Cristo persona: Di qui nasce l’esigenza della missione e della condivisione del grande bene della verità. La libertà umana sganciata dal suo inscindibile riferimento alla verità non è altro che espressione di quel relativismo che non riconosce nessuna verità riducendo tutto a un indifferenziato pluralismo. 
Esperienza di “Fidei Donum”
Ricordando le motivazioni della mia risposta alla vocazione missionaria ‘ad tempus’, vedo ancora valide le motivazioni e le condizioni. Ogni chiesa ha la sua ricchezza e le sue povertà. Nel mio caso si trattava di assicurare la presenza presbiterale in una regione dove i sacerdoti erano pochissimi. Infatti in quella zona grande più della diocesi di Bari non c’erano sacerdoti né di origine brasiliana né di altre nazioni. Quindi la sproporzione tra il clero nella diocesi di Bari e quella regione fu una motivazione ragionata. Inoltre questo andare non era senso unico, perché come mi disse Mons. Magrassi nell'accompagnare la mia richiesta “Vai in Brasile, dà quello che puoi e poi riporta a Bari l’esperienza missionaria”. Attualmente il clero locale ha riempito il vuoto ma nelle regioni limitrofe rimane la scarsità.
Nell'immagine: Cristo Redentore Rio De Janeiro
Il tipo di pastorale non era esclusivamente catechistico- sacramentale. Infatti la situazione di carenza e povertà richiedeva ovviamente l’impegno nella promozione umana. Le piccole comunità di base sorte ed animate erano un esempio di vivacità laicale e di conoscenza delle sacre scritture. Inoltre la ‘coscientizzazione’ e il favorire l’educazione socio-sanitaria e l’attivazione al problema dell’acqua tipico e gravissimo in quella regione erano necessariamente complementari. Ancora oggi questi aspetti sono tenuti in grande considerazione e sono diventati quasi un ‘modus vivendi’ di quelle comunità.
Don Fedele Sforza
Direttore Centro Missionario Diocesano