LETTERE DAL MONDO



ETIOPIA

Gighessa Catholic Church
Pasqua 2001 (Calendario etiopico) 2009 (Calendario italiano)

Cari amici e amiche,
auguri a tutti di Buona Pasqua!
La lettera di quest'anno, pensata prima del terremoto dell'Abruzzo, voleva essere un modo per sentirci vicini nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte, pur nella diversità delle condizioni geografiche, sociali, economiche. Dopo quanto è accaduto in queste settimane ci sembra ancora di più sia importante la preghiera e il ricorso fraterno l'uno dell'altro, senza stare a chiederci chi è più in alto e chi più in basso. La Morte e la Resurrezione di Cristo ha tolto queste separazioni.
Un abbraccio forte,
la comunità di Gighessa

Abbiamo immaginato che un prete africano torni in Etiopia dopo aver trascorso un mese in Italia
e scriva una lettera ai suoi parrocchiani in Etiopia.
Ogni riferimento a situazioni reali è puramente voluta.

Cari sorelle e fratelli,
rieccomi qui tra di voi per preparare la celebrazione della Pasqua. Come sapete nello scorso mese di Febbraio sono stato a visitare la missione più lontana della nostra diocesi, ancora più lontana del Bale e dei confini con la Somalia. Mi riferisco alla nostra missione di Mantova, in Italia, con la quale collaboriamo già da molti anni, con uno scambio di persone e di aiuti di vario genere. L'anno prossimo ad esempio manderemo là da loro per aiutarli il nostro sacerdote Abba Janfranko, e tra qualche anno sicuramente anch'io andrò. Appena ritorno qui a Gighessa tutti mi chiedono come è l'Italia, come è la Chiesa là, se ci sono persone cristiane o che cercano di diventarlo. Io faccio sempre fatica a raccontare e spiegare, perché so che non si riesce mai a dare bene l'idea delle cose come sono. Se io vi chiedessi: cosa sapete dei "lumbàrd"? (si chiamano così nella lingua dell'etnia locale) so che molti di voi etiopi mi risponderebbero: 1. sono bianchi; 2. hanno soldi e stanno bene; 3.hanno un governo che lascia molta libertà; 4. sono cristiani cattolici. Ecco, oggi vorrei provare a spiegarvi che queste quattro cose non sono poi così vere.

 


GIGHESSA - DON VITO CICORIA (PRIMO DA DESTRA) DURANTE UNA
CELEBRAZIONE PASQUALE

SONO BIANCHI?!? Qualche anno fa alcuni di noi etiopi sono andati un po' in Italia. Dopo un giorno in mezzo alla gente, uno di loro ha chiesto a chi li accompagnava: "Ma come fate a riconoscervi tra di voi?!? Siete tutti uguali!". Dovete sapere che è lo stesso anche per loro verso di noi: all'inizio sembriamo tutti uguali, addirittura uguali a qualsiasi altro africano, mentre sappiamo bene che tra di noi ci sono moltissime etnie, diversità di colore della pelle, della forma del viso e del modo di atteggiarsi. Gli italiani, anche quelli proprio originari di là, sono assai diversi tra di loro. Molti hanno la pelle più scura di alcuni di noi, anche perché non ci crederete ma là è di moda prendere il sole anche se non è necessario o addirittura fare cure o radiazioni speciali per diventare più scuri. So già che qualcuno di voi sta ridendo e pensando che vi sto prendendo in giro, ma è la verità. Per non parlare poi delle tante persone che abitano in Italia ma sono nate in altri paesi del mondo. Specialmente tra i bambini e ragazzi, sono ormai una percentuale molto alta e in crescita. E questi nuovi italiani sono davvero di tutte le etnie del mondo. Quindi da ora in poi quando vi riferite agli italiani, ricordatevi che non ha senso chiamarli "i bianchi"; sarebbe come se loro per riferirsi a noi e a tutti gli africani dicessero "i neri"!

HANNO SOLDI E STANNO BENE?!? Prima di tutto vorrei separare queste due cose. Noi vediamo che molti dei problemi che dobbiamo affrontare ogni giorno sono resi più complicati dal fatto di non avere soldi, e quindi spontaneamente pensiamo che chi ha soldi sta bene, ma non è vero del tutto. Un esempio. Se qui a Gighessa un bambino si ammala, la prima preoccupazione è quella di trovare i soldi per poterlo curare, e questo condiziona tutta la cura e i suoi effetti. In Italia, la disponibilità economica media e l'assistenza sanitaria pubblica permettono di affrontare con più facilità le spese, tuttavia non tutto è risolto. Molte malattie in Italia sono più complesse che in Etiopia, i genitori spesso sono da soli ad affrontare la situazione di crisi, non hanno parenti vicini o altri figli che possano aiutarli a superare i momenti difficili… Certo in Italia la gente ha più cose e più sicurezze economiche di noi, ma è anche sempre più in ansia. Ad esempio in Etiopia essere senza un lavoro stabile è purtroppo una situazione quasi normale per la maggior parte della gente, che è quindi quasi abituata ad arrangiarsi in qualche modo. In Italia però un padre di famiglia che perde il lavoro si trova subito nella emergenza di pagare l'affitto o il mutuo, il riscaldamento, la scuola dei figli, l'auto… Anche le relazioni sociali ed affettive sono vissute con più ansia, nella tensione di dover ottenere subito un risultato, nella impossibilità di accettare sbagli o attese di tempi migliori… Dunque chi è che sta peggio? I nostri problemi sono sicuramente più gravi, ma loro sono meno allenati di noi ad affrontarli.

GOVERNO E LIBERTA'?!? E' vero che in Italia le libertà personali e civili sono garantite dalle strutture dello stato, in una misura e in una modalità fino ad oggi impensabile per la nostra Etiopia. Allora si può dire che le persone sono libere? Ancora una volta occorre distinguere. E' vero che ci sono meno costrizioni esterne, in Italia se partecipi ad una protesta non autorizzata non ti sparano addosso o se parli contro il governo non vengono i soldati di notte per farti sparire chissà dove. Però ci sono altri condizionamenti, spesso più subdoli e non meno pericolosi, che passano per cose normali, che tutti devono fare o avere, e che tolgono la libertà di impostare la propria vita secondo i valori in cui si crede, o almeno la rendono molto difficile. Penso ad esempio ai tanti genitori che vorrebbero far crescere i loro figli secondo valori ed ideali importanti, ma poi si trovano costretti a delegare l'educazione dei figli ai nonni, all'insegnante di danza, alla tv o all'allenatore di calcio… Genitori che vorrebbero educare alla sobrietà e ingaggiano una lotta impari contro la pubblicità, contro il "ma gli altri ce l'hanno tutti!", contro la necessità sociale di ricambiare lo spreco di soldi della festina di compleanno… Dunque chi è più libero? A volte ci sono delle prigioni che sono peggiori di quelle con le sbarre e il filo spinato.


LA CHIESA DI GIGHESSA

CRISTIANI E CATTOLICI?!? La maggioranza della popolazione in Italia è battezzata nella chiesa cattolica e si rivolge alla chiesa per la celebrazione dei momenti importanti. Certo non sono paragonabili allo 0,8% della popolazione totale che rappresentano i cattolici in Etiopia. Ma proprio perché là essere cattolici è ancora la cosa più comune, sembra a loro che essere cristiani voglia dire essere conformisti, senza il coraggio di essere se stessi e di fare scelte diverse. Noi qui invece siamo ancora pochi, ma sappiamo bene che per fare davvero il cristiano occorre del coraggio, e la volontà di andare contro quello che sarebbe più comodo o umanamente ragionevole. Il Vangelo della Quaresima, con digiuno, elemosina e preghiera, ci insegna che il vero coraggio non sono i proclami pubblici, ma la fedeltà autentica, umile e quotidiana che lascia spazio alla grandezza e all'amore di Dio in Cristo. E' il lasciarci plasmare e trasformare da lui. E questo non è facile né indolore né in Etiopia né in Italia. In questo siamo alla pari.


FFFFFFFFFFFPASQUA A GIGHESSA

Abbiamo davvero tutti tanta strada da fare per poterci dire discepoli del Cristo, specialmente in questo tempo in cui guardiamo alla croce e alla risurrezione di Gesù Cristo. Stiamo vivendo un tempo di crisi, in Etiopia perché non piove e in Italia per la recessione economica. Chiediamo al Cristo che muore e risorge di mandarci la pioggia della speranza nuova e del coraggio di uscire dalle nostre tombe di compromesso col peccato. Allora sarà davvero una Buona Pasqua per tutti i Cristiani e per tutti coloro che il Signore mette sulla nostra strada, in ogni parte del mondo.

Buona Pasqua, dunque e...
...Gesù Cristo che risorge possa darci occhi nuovi per vedere sorelle e fratelli in ogni uomo e in ogni donna!


Abba Gianfranco, Abba Matteo, Abba Vito, Abba Eyasu, Abba Joseph, Abba Abebe, Elisa, Elisabetta, Sr. Assunta, Sr. Abrehet, Sr. Freweini, Sr. Kelemua, Sr. W/Gabriel
Comunità di Gighessa
P.O. Box 29
SHASHEMANNE
ETHIOPIA
Tel. 00251 46 1190661
E-mail: gighessa@libero.it
Sito internet: www.centromissionario.mn.it


Questa lettera, tradotta in Amarico, giungerà ai cristiani di Gighessa il giorno di Pasqua, che quest'anno sarà una settimana dopo di quella italiana.